Che spasso.
E che pazienza lei.
Peccato che non ci sia una riga sua.
Cosa darei per due righe sue, in veneto tipo: "ancora putane in casa e queo gha fam".
Maddalena Santeroni e Donatella Milani, UTET
"Guarda io se sono di fretta gli faccio i bastoncini Findus".
"Gli fanno fare il sonnellino all'asilo e così non mi dorme la sera".
Mi piace sentire le donne che parlano di figli piccoli. Di menage famigliare.
È tutto un correre con i figli piccoli.
I miei di figli sono in un'età non da "sonnellino" ma in una in cui si interrogano se i genitori sono sfigati o no.
Forse ci vuole una vita per rispondersi.
Alla fine poi per capire che queste madri hanno cercato di fare del loro meglio, friggendo forse qualche bastoncino Findus di troppo.
Conversazioni.
Bar dell'ospedale.
Brutto e triste come tutti i bar degli ospedali.
Circa trenta Rom presidiano l'ospedale neurologico Mondino.
Domenica hanno mandato più o meno in tilt il Pronto Soccorso.
E con il passaparola il fatto sta diventando sempre più "grande".
C'è chi parla di "centinaia"di persone.
Gente che si stringe forte la borsa al petto e gli infermieri dell'ambulanza che chiudono l'ambulanza a chiave.
E io, che notoriamente non sto mai zitta chiedo:
"Ma scusate ma cosa c'è da rubare su un'ambulanza???".
E il medico: "Strumentazioni costosissime".
Ma uno si ruba una bombola di ossigeno???!
Non vado oltre.
Non è aria.
Oggi sembra tutto più calmo e la loro presenza abbastanza discreta.
Una signora al bar dell'ospedale:
"Sai hanno ricoverato uno di loro. E' un capo. E sono tutti qui ad aspettare sue notizie".
Non sembra apprezzare l'etnia.
Ma aggiunge:"Bello però, no?
In un certo senso...
A noi se ci ricoverano manco vengono i figli".
E' morto Ottavio Missoni.
Lo scopro in ritardo di due giorni.
Leggo i quotidiani in ritardo sempre perché così spero che "facciano meno male".
Repubblica ne parla tanto.
Bene, come sempre.
Emanuela Audisio scrive benissimo di sport.
Aveva fatto le Olimpiadi, a Londra.
Faceva i 400, la distanza che ti spacca i polmoni.
La più bella per me.
Meravigliose, come i suoi maglioni, le sue parole riguardo le Olimpiadi di Londra del '48:
"Lì capii cosa sarebbe stata la mia vita: affrontare con uno stile fluido e leggero tutto quello che incontravo".
Ciao Tai.
Lo dicevo che era come l'ultimo concerto di alcuni cantanti.
Philp Roth ci ha ripensato.
Grazie.
Bugie bianche si chiamavano da bambini.
Camminare. Camminare.
Ho imparato dalla mia attuale Bibbia Correre di Enrico Arcelli, io le Bibbie le cambio spessp, che ogni tanto bisogna pure camminare.
Sostituire un allenamento con la camminata.
Stamattina alle 8,30 vedo due ragazze.
Studentesse di sicuro.
Era il loro 'presto'.
Sì per uno di vent'anni 8,30 è presto.
Indubbiamente.
Meraviglia. Correvano.
Riflesso condizionato, guardo le scarpe.
Hanno le Converse. Piatte.
Ahhhh. Volevo avvicinarmi come un testimone di Geova e dire: ma voi siete pronte per la fine del mondo? E per una tallonite eterna?
Mi è mancato il coraggio.
Ma a vent'anni si può ancora sbagliare.
In tutto.
Correre e parlare della corsa.
Forse ho iniziato a correre solo per il gusto di parlarne. Di scriverne.
E proprio come tutte le faccende serie non si può scrivere di corsa senza aver mai corso veramente.
Ormai da tre mesi, in un orario in cui il 99% delle persone che conosco dorme, io corro.
Dalle 6 alle 7, cinque giorni su sette.
Questa mattina il tempo mite ha buttato giù dal letto otto persone oltre me.
Una mi sembra di conoscerla come una sorella. E' un cyborg alto un metro e cinquantacinque. Bionda. Direi bella.
Non ha esitazioni, ha veramente un ritmo da androide. Due grandi cuffie per ascoltare la musica che la fanno sembrare un insetto.
Chissà perché corre.
Io ho le mie ragioni.
Every runner has a reason.
Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...