Visualizzazione post con etichetta ilmioannofrancese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ilmioannofrancese. Mostra tutti i post

domenica 18 agosto 2019

I molluschi più strani

E, di sera, non pranzavano in albergo, dove le lampade elettriche, inondando di luce la grande sala da pranzo, la trasformavano in una sorta d’immenso d’immenso e meraviglioso acquario che chiamava la popolazione operaia di Balbec, i pescatori e anche le famiglie piccoloborghesi, invisibili nell’ombra, a schiacciarsi contro la sua parete di vetro per contemplare, lentamente ondeggiante in turbini d’oro, la vita lussuosa di quella gente, per i poveri non meno straordinaria di quella dei pesci e dei molluschi più strani (una grossa questione sociale: sapere se la parete di vetro proteggerà sempre il festino degli animali meravigliosi, se l’oscura folla che scruta avidamente nella notte non verrà a coglierli nel loro acquario e a mangiarseli).

Alla Ricerca del tempo perduto, M.P. 🇫🇷❤

Romanzo pubblicato nel 1918.
Non lontanissimo, in Russia, qualcuno aveva rotto il cristallo dell'acquario.

giovedì 15 agosto 2019

La parte migliore della nostra memoria

I ricordi d’amore non fanno eccezione alle leggi generali della memoria, rette a loro volta dalle leggi più generali dell’abitudine. Siccome questa affievolisce tutto, quel che meglio ci rammenta una persona è proprio ciò che avevamo dimenticato. Ecco perchè la parte migliore della nostra memoria è fuori di noi, nel soffio di un vento di pioggia, nell’odor di rinchiuso d’una camera o nell’odore d’una prima fiammata, dovunque ritroviamo di noi stessi quel che la nostra intelligenza, non sapendo come impiegarlo, aveva disprezzato: l’ultima riserva del passato, la migliore, quella che, quando tutte le nostre lagrime sembrano esaurite, sa farci piangere ancora. Fuori di noi? In noi, per meglio dire, ma sottratta ai nostri stessi sguardi, in un’oblio più o meno prolungato. Solo grazie a quest’oblio possiamo di tanto in tanto ritrovare l’essere che fummo, situarci di fronte alle cose, così com’era situato quell’essere, soffrire di nuovo, perché non siamo più noi, ma lui, e perché egli amava ciò che a noi adesso è indifferente. Nella piena luce della memoria abituale le immagini del passato impallidiscono a poco a poco, si cancellano, non ne rimane più nulla, non le ritroveremo più.»
Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust, Einaudi
libro All'ombra delle fanciulle in fiore.

domenica 11 agosto 2019

Le malattie delle persone intelligenti

«Vi curano bene? mi chiese Bergotte. Chi si occupa della vostra salute?» Gli dissi che m’aveva visto, e probabilmente m’avrebbe rivisto, il professor Cottard.

Cottard. «Ma non è quello che ci vuole per voi! protestò. Non lo conosco come medico, ma l’ho visto da Madame Swann. È un imbecille. Anche ammettendo che questo non gli impedisca di essere un buon medico, cosa che pure stento a credere, gli impedisce di essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti. Persone come voi hanno bisogno di medici giusti, direi quasi di regimi, di medicine particolari. Cottard vi annoierà, e basterà la noia a rendere inefficaci le sue cure. E poi la cura non può essere la stessa per voi e per un individuo qualunque. Tre quarti delle malattie delle persone intelligenti vengono dalla loro intelligenza.

martedì 19 marzo 2019

Il proprio lavoro

Il dottore aprì la finestra e il rumore della città si fece di colpo più forte. Da una officina poco lontano giungeva lo studio breve e ripetuto di una sera meccanica. Rieux trasalì. Ecco dov'era la certezza, nel lavoro di tutti i giorni. Il resto era appeso a fili e movimenti insignificanti, su cui era inutile soffermarsi. L'essenziale era fare bene il proprio lavoro.

Sprecare tempo

Come si fa per non sprecare tempo?
Risposta: sentirlo in tutta la sua durata. Modi: passare giornate nella sala d'aspetto di un dentista, su una sedia scomoda; trascorrere la domenica pomeriggio al balcone; ascoltare conferenze in una lingua che non si conosce, scegliere i tragitti ferroviari più lunghi e complicati e viaggiare ovviamente in piedi; fare la cosa al botteghino e non prendere i biglietti per lo spettacolo ecc.
Albert Camus, La peste

Intuizioni

Ci sono città e paesi dove ogni tanto le persone hanno l'intuizione di qualcos'altro. Di solito questo non cambia le loro vite. Ma l'intuizione c'è stata, ed è già qualcosa. A quanto pare invece Orano è una città priva di intuizioni, cioè una città assolutamente moderna.
Albert Camus, La peste, Bompiani, 2017 trad. di Yasmina Melaouah

giovedì 7 marzo 2019

Inciampare

Nessuno avrebbe mai potuto immaginarla nell'atto di inciampare.

Tolstoj I decabristi citato da Lotman, Conversazioni sulla cultura russa, Bompiani

domenica 3 marzo 2019

sabato 2 marzo 2019

Lo zucchero piu bianco

Venne servito lo champagne ghiacciato. A Emma corse un fremito sulla pelle quando ne sentì il gelo sulle labbra. Non aveva mai visto le melagrane né assaggiato l’ananasso. Anche lo zucchero le sembrò più fine e più bianco di com’era abituata a vederlo.
Madame Bovary, G.F.

Io sono una provinciale come Emma. Quante volte mi è sembrato più bianco pure a me lo zucchero in certe case. E pure più fine. 🇫🇷

Illustrazione Bjoux Karman

giovedì 28 febbraio 2019

Anna Karenina

Abbiamo così ogni tanto la sensazione che il romanzo di Tolstoj scriva se stesso, sia prodotto dalla propria materia, dal proprio soggetto, non da una particolare persona che muove la penna da sinistra a destra e poi torna indietro e cancella una parola e riflette e si gratta il mento attraverso la barba.
Nabokov Lezioni di letteratura

mercoledì 13 febbraio 2019

Il ballo

Si sentivano soli in quella stanza affollata.
Vronskij aveva l'espressione di un cane intelligente quando si sente in colpa.
Anna Karenina, L.T.

sabato 9 febbraio 2019

Descrivi Tolstoj in 5 righe

Ieri sera abbiamo fatto la prima lezione su Anna Karenina. Ma ne abbiamo parlato un po' di sguincio. Abbiamo in realtà parlato di Tolstoj. E c'era un compito, come sempre.
Una cosa facile: descrivi Tolstoj in cinque righe. 🙄😱😱😱
Io ho capito che sono una persona diligente, se sono 5 righe sono 5 righe.

E sono qui per chi ha voglia.

Nel finale delle Anime morte di Gogol’ una trojka di cavalli veloci vola sopra la Russia. Solca il cielo sopra i boschi e il mare: Tolstoj ci ha messo in quello spazio arato i cespugli dei cardi, la guerra e la pace, un cavallo pezzato e i cosacchi al galoppo. Le donne e i loro eterni giardini. Donne con tante cose per la testa.  Come Anna e il suo treno e la Maslova che voleva una vita umana. A 67 anni ha imparato ad andare in bicicletta. Poi è morto vecchissimo, alla fine sarà stato di certo stanco. Si viene sballottati spaventosamente quando si viaggia nella nostra Russia.

Pay off della mia vita

Liuba: Possibile che tu sia ancora studente?
Trofimov: Può darsi che io debba essere studente in eterno.

Il giardino dei ciliegi, Anton Cechov.

Anna vs Emma

Il 6 febbraio inizio un corso su Anna Karenina: ogni mercoledì per tutto febbraio e marzo ci troveremo alla libreria Verso con Paolo Nori e un gruppo di posseduti dalla letteratura russa a parlare, studiare, scrivere cose su questo libro.
Ci saranno dei compiti.

Sarà un piccola deviazione dall'anno francese ma fino a un certo punto perché insieme (ma questo solo io)  rileggerò Madame Bovary.
Anna vs Emma.
Tipo Bartali/Coppi Milan/Inter Pandoro/Panettone.

Progetto #infedelissime 🇫🇷🇷🇺🍒❤
Chi vuole aggregarsi...

martedì 29 gennaio 2019

Tra moglie e marito

Eccomi a Parigi e ho tempo.
Tutto avverrà a suo tempo.

Inizia la vendetta. E  mi fa molto sorridere che la prima vendetta del nostro Conte nei confronti del suo nemico è piccola, irrilevante rispetto a quel che credo verrà dopo: fa scazzare moglie e marito. Intenditore.
Alla domanda a che punto sei?
Al Conte che diventa Tony Sopranos.

Sono a pagina 477 e non si avvistano donne di rilievo anche qui se non una tremenda ostessa come ne I Miserabili.
Il conte di Montecristo, A. Dumas.
#ilmioannofrancese 🇫🇷🥐🥖🥨
#cavallipomellati

giovedì 24 gennaio 2019

Puntualità

La precisione disse Montecristo è la cortesia dei re è quanto ha detto, credo, uno dei vostri sovrani.  pag. 401 Mondadori

Il Conte era uno puntuale. È infatti un vendicatore e la vendetta è, credo, uno dei sentimenti più connessi con il tempo.
Anche il detto popolare parla di piatto freddo e di cadaveri che si aspettano senza fretta su un fiume.

Anche James Bond mi sembra, ma non sono sicura, era uno puntuale: io sono sempre in orario. Se sono in ritardo è perché sono morto.

Se vado avanti così a perdermi nelle marsine celesti dei Miserabili, del Morbidone di Pasolini e nel tempo di James Bond finirò il Conte di Montecristo a Natale.

venerdì 18 gennaio 2019

Pagelle

Libri fratelli e pagelle.
C'è un personaggio nel Conte di Montecristo che si chiama Abate Faria. È un personaggio meraviglioso, carcerato da tantissimi anni e  che di nascosto dai secondini si costruisce un sacco di arnesi: le penne con le lische dei pesci, l'inchiostro con la fuliggine, un lume con il grasso della carne, le pergamene con le camicie.

E non capivo questa mattina presto quando leggevo perché mi venisse in mente Primo Levi, leggendo proprio Il Conte di Montecristo. A volte penso che mi salterà il cervello e i personaggi si scambieranno i romanzi: Anna Karenina finirà in Se questo uomo, Dimitri Karamazov in Sandokan, una cosa così.

Poi mi sono ricordata che in uno dei suoi libri forse Se questo è un uomo descrive come la scienza, come il fatto di essere un chimico lo avesse aiutato a prendere decisioni, a capire i fenomeni. Insomma a sopravvivere.

Faria dice che la prigionia ha fatto convergere tutte le sue facoltà vaganti qua e là.

È tempo di pagelle e ci sono serate tese in molte case. Chissà cosa scatta a un certo punto però è bello quando, forse lontani dalle valutazioni, si studia, si uniscono i puntini. E tutte le cose studiate e "vaganti qua e là" convergono in un unico punto.
#ilmioannofrancese 🇫🇷🥐🥖🥨

sabato 12 gennaio 2019

Barricate

Leggendo queste righe mi sento forse come mia mamma quando a fine degli anni '50 ha visto arrivate nei bar, anzi nelle latterie, la televisione. E lei e mia nonna andavano a vedere gli sceneggiati. Come Costanzo ha fatto vedere bene nella Amica Geniale, guardavano L'idiota con Volonté e Albertazzi.
E mi viene da piangere un po' per tutto: per Gavroche, per quell'Italia là e quella di adesso dove un sindaco butta via a un senzatetto le coperte. Semplicemente tutto quello che ha.
E se ne compiace.
Sei una merda.

"La più alta guardia nazionale di tutti, un vero colosso, si dirigeva su Gavroche puntandogli contro la baionetta: il monello strinse nelle sue braccine l’enorme schioppo di Javert, mirò risoluto sul gigante e sparò, ma il colpo non partì: Javert non aveva caricato il fucile: la guardia municipale scoppiò a ridere e alzò la baionetta sul fanciullo. Ma prima che questa l’avesse sfiorato, il fucile sfuggiva dalle mani del soldato, una palla l’aveva colpito in mezzo alla fronte ed egli cadeva sul dorso. Una seconda palla colpiva in pieno petto l’altra guardia che aveva assalito Courfeyrac e la rovesciava sul selciato. Marius era entrato allora nella barricata".

Mondare il riso

Ci sono tanti libri che parlano di quando finisce un amore.
Non c'è, credo, nessun libro che spiega cosa fare quando finisce un libro gigantesco.
Intendo istruzioni precise.
Chiudetelo, mettetelo in libreria, fate un rito, spargete del sale.
Cucinate dei cavolfiori. Per esempio a Milazzo quando si cambia casa un mio amico mi ha spiegato che per il primo pranzo neĺla nuova casa si deve fare una pietanza che puzza (cavolfiore robe così) per impregnare la casa con nuovi odori. Quasi una cosa magica che scaccia gli spiriti della casa dei proprietari precedenti.

Ma con i personaggi? Come si fa? Come faccio con Jean Valejean, Javert, Gavroche.
Niente donne, sorry. Sono un po' delle tinche.
Mi dispiace ma I Miserabili è un libro di uomini, come i Fratelli Karamazov, come i Demoni, come l'Idiota e come Delitto e Castigo. Ovviamente è una mia opinione.

A Hugo vengono bene i vecchi: lo splendido nonno di Marius, monarchico che si inginocchia davanti al busto del duca di Berry. E il vecchio Mabeuf, un super mite, uno che conta poco nel libro ma che finisce per commettere un grandissimo atto di eroismo.
E io ho pensato e certo! Aveva dovuto vendere tutti i suoi libri, a quel punto è meglio morire.

Mi mancherete come dei parenti.
Quando ero molto giovane mia nonna quando mi vedeva triste perché era finito un libro la faceva corta così: mi diceva in pavese va a mundaris. Però dato che si trattava di libri  usava per l'occasione un mezzo dialetto-italiano e traduceva vai a mondare il riso.
Quando un romanzo finisce è finito.

Scintille: un illustratric* al giorno per un anno

Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...