«Non voglio discutere di politica con voi, Froberville, dichiarò il signor di Guermantes, ma, per quel che concerne Swann, posso dire con tutta franchezza che il suo comportamento nei nostri confronti è stato inqualificabile. Introdotto in società, a suo tempo, da noi, dal duca di Chartres, adesso, mi dicono, è apertamente dreyfusista. Non me lo sarei mai aspettato da uno come lui, un fine intenditore, una testa di prim’ordine, collezionista, appassionato di vecchi libri, membro del Jockey, un uomo circondato dalla stima di tutti, un conoscitore di indirizzi giusti, che ci mandava il miglior Porto che si possa bere, un cultore delle arti, un padre di famiglia. Ah! sono stato davvero ingannato. Non parlo per me, si sa che sono un vecchio somaro la cui opinione non conta nulla, una specie di scalzacani; ma, fosse pure solo per Oriane, non avrebbe dovuto farci questo, avrebbe dovuto sconfessare apertamente gli ebrei e i sostenitori del condannato.»
mercoledì 9 ottobre 2019
luce azzurra
Mentre incedeva al mio fianco, la duchessa di Guermantes lasciava che la luce azzurra dei suoi occhi fluttuasse dinanzi a lei, ma indefinitamente, per eludere le persone con cui non voleva aver rapporti e di cui presagiva a volte, da lontano, lo scoglio minaccioso. Procedevamo fra una duplice siepe di invitati, i quali, sapendo che non avrebbero mai conosciuto “Oriane”, volevano almeno mostrarla, come una curiosità, alle
loro mogli: «Vieni, Ursule, svelta, vieni a vedere Madame de Guermantes che chiacchiera con quel giovanotto». E ci mancava poco, era evidente, che salissero in piedi sulle sedie, per vedere meglio, come alla parata del 14 luglio o al Grand Prix.
Una specie di cubo
Chi appartiene al gran mondo tende ad immaginarsi i libri come una specie di cubo cui sia stata tolta una faccia, per consentire all’autore di “farci entrare” in gran fretta tutti quelli che incontra. Una cosa evidentemente sleale, e degna di persone di scarsa levatura. Certo, non sarebbe male dargli un’occhiata “di sfuggita”, perché in questo modo, leggendo un libro o un articolo, si scoprono “i retroscena”, si vede cosa c’è “dietro le maschere”. Ma, tutto sommato, è meglio limitarsi agli autori morti.
giovedì 26 settembre 2019
Intelligenti
C’erano, certo, dei Guermantes più particolarmente intelligenti e dei Guermantes più particolarmente morali, e di solito non erano gli stessi.
1% beninteso
Oriane era decisamente in gamba, e conosceva l’arte d’attirare le persone in vista nel suo salotto, in una percentuale non superiore all’uno per cento, beninteso, altrimenti l’avrebbe declassato.
martedì 24 settembre 2019
Moltiplicare inchini
Non aveva ancora appurato se mi si dovesse la scoperta d’un siero contro il cancro o la paternità del lavoro di cui stavano per iniziare le prove al Théâtre-Français, ma – grande intellettuale, e appassionato di “racconti di viaggio”, qual era – moltiplicava a mio beneficio inchini, cenni d’intesa, sorrisi filtrati dal monocolo.
sabato 21 settembre 2019
Uva di giada
Avevo appreso che non era possibile toccarla né baciarla, che con lei si poteva soltanto conversare, che per me non era una donna più di quanto fosse uva l’uva di giada posata, decorazione incommestibile, sulle tavole d’un tempo.
venerdì 13 settembre 2019
Come una macchia di unto
L’espressione vaga, sorridente e sdegnosa, le labbra serrate in un accenno di broncio, con la punta dell’ombrellino, estrema antenna della sua vita misteriosa, la duchessa disegnava dei cerchi sul tappeto, poi – con l’attenzione noncurante che, per cominciare, elimina ogni punto di contatto fra l’oggetto che si osserva e l’osservatore – fissava a turno ciascuno di noi, e ispezionava divani e poltrone con uno sguardo addolcito, allora, dalla simpatia umana che suscita la presenza, per quanto insignificante, insignificante, d’una cosa conosciuta, d’una cosa che è quasi una persona; quei mobili non erano come noi, appartenevano vagamente al suo mondo, si ricollegavano alla vita di sua zia; infine, ricondotto dalla poltrona di Beauvais alla persona che l’occupava, lo sguardo tornava ad esprimere la perspicacia di prima, e la stessa disapprovazione che il rispetto di Madame de Guermantes per sua zia le avrebbe impedito di manifestare ma che, insomma, avrebbe provata, se sulle poltrone, invece della nostra presenza, avesse constatato quella d’una macchia d’unto o d’uno strato di polvere.
mercoledì 4 settembre 2019
un vento contrario
Se non mi fossi accorto da solo che Madame de Guermantes era esasperata di dovermi incontrare ogni giorno, l’avrei appreso indirettamente dalla maschera di freddezza, di riprovazione e di pietà cui si riduceva il viso di Françoise quando mi aiutava a prepararmi per quelle sortite mattutine. Non appena le chiedevo i miei indumenti, nei tratti chiusi e avviliti del suo volto sentivo spirare un vento contrario. Non cercavo nemmeno di conquistare la sua confidenza, capivo che non ci sarei riuscito. Per sapere immediatamente tutto ciò che di sgradevole potesse capitarci, ai miei genitori e a me, Françoise possedeva un potere la cui natura m’è sempre rimasta oscura.
lunedì 2 settembre 2019
economia di perle
«È la principessa di Guermantes», disse la mia vicina al suo accompagnatore, non trascurando di premettere alla parola “principessa” un numero di p sufficiente a indicare la risibilità di quella qualifica. «Non ha fatto certo economia di perle. Se ne avessi altrettante, non penso che le metterei così in mostra; non mi sembra molto fine.»
Ciò non toglie che, riconoscendo la principessa, tutti gli spettatori intenti a scoprire chi ci fosse a teatro si sentissero risorgere in cuore il trono legittimo della bellezza. In effetti, per la duchessa di Luxembourg, per Madame de Morienval, per Madame de Saint-Euverte, per tante altre, quel che consentiva di identificarne il viso era la connessione d’un gran naso rosso con un labbro leporino, o di due guance rugose con un paio di baffetti.
domenica 1 settembre 2019
Scampanellate
«Finché il mondo è mondo, diceva, state pur certi che ci saranno sempre padroni per farci trottare e domestici per cavargli i capricci». A dispetto di questa teoria del trotto perpetuo, era già un quarto d’ora che mia madre – la quale, probabilmente, non applicava lo stesso metro dell’interessata nel valutare la durata delle colazioni di Françoise – si interrogava: «Ma che diamine staranno facendo, sono a tavola da più di due ore». E suonava tre o quattro volte, timidamente. Françoise, il lacchè e il maggiordomo maggiordomo non sentivano quelle scampanellate come un richiamo – né, di fatto, gli veniva in mente di muoversi – ma come, piuttosto, i primi, sparsi accordi degli strumenti quando un concerto sta per riprendere e si capisce che l’intervallo non durerà più che pochi minuti. Così, solo quando le scampanellate si infittivano e si facevano più insistenti, i nostri domestici cominciavano a prenderne coscienza e, stimando di non avere più molto tempo davanti e che la ripresa del lavoro fosse imminente, a un rintocco un po’ più sonoro degli altri emettevano un sospiro e, decidendosi, il lacchè scendeva a fumare una sigaretta davanti alla porta, Françoise –
dopo qualche riflessione su di noi del tipo «è chiaro, oggi hanno il nervoso» – saliva a mettere in ordine la sua stanzetta al sesto piano, e il maggiordomo, procuratasi della carta da lettere in camera mia, sbrigava rapidamente la sua corrispondenza privata.
Il culto del posto giusto
Proust amò certamente il bel mondo, amò frequentare contesse e duchesse, o salotti borghesi chic. Ebbe il culto del “meglio”, del “posto giusto”, del “fornitore giusto”, della moda. Nella vita fu snob, specie da giovane, ma a tratti, anche nell’ultima parte della sua esistenza.
I Guermantes, M.P. prefazione ed. Raboni
lunedì 26 agosto 2019
Riacquistare densità
Le persone che non avevano più importanza, e che noi soffiavamo via come bolle di sapone, riacquisteranno domani la loro densità; di nuovo bisognerà sforzarsi di riprendere lavori che non significavano più nulla. Peggio ancora, questa matematica di domani, che è la stessa di ieri, e che ci rimetterà inesorabilmente di fronte agli stessi problemi, ci condiziona persino in quelle ore, anche se noi soli non ce ne avvediamo.
sabato 24 agosto 2019
Doccia fredda
«Allora, ce ne infischiamo della vecchia nonna, eh? mascalzoncello!
— Ma veramente, signore, io l’adoro!...
— Signore, replicò allontanandosi d’un passo, e in tono glaciale, siete ancora giovane, dovreste approfittarne per imparare due cose: la prima, astenersi dall’esprimere sentimenti troppo naturali per non lasciarli sottintesi; la seconda, non partire lancia in resta per rispondere a ciò che vi si dice senza averne, prima, penetrato il senso. Se, un istante fa, aveste preso questa precauzione, vi sareste risparmiato la figura di parlare a vanvera come un sordo, aggravando così con una seconda ridicolaggine quella di portare delle ancore ricamate sul costume da bagno. Mi serve un libro di Bergotte che vi ho prestato. Fatemelo consegnare entro un’ora da quel maître dal nome risibile e mal portato, ammesso, come suppongo, che a quest’ora non stia dormendo. Mi vedo costretto a riconoscere che vi ho parlato troppo presto, ieri sera, delle seduzioni della giovinezza, vi avrei reso un miglior servigio parlandovi della sua sbadataggine, delle sue incongruenze e incomprensioni. Spero, signore, che questa piccola doccia vi risulti non meno salutare del bagno. Non restatevene così impalato, potreste raffreddarvi. Buonasera, signore.»
mercoledì 21 agosto 2019
Circondati da mostri e da dèi
Ma è caratteristico della ridicola età che stavo attraversando – un’età per nulla ingrata, anzi feconda – non consultare mai l’intelligenza, e credere che ogni minimo attributo d’un individuo faccia parte in modo inscindibile della sua personalità. Completamente circondati da mostri e da dèi, ignoriamo del tutto, o quasi, la calma. Dei gesti che abbiamo compiuti allora, ce ne sono ben pochi che più tardi, potendo, non vorremmo cancellare. Mentre dovremmo piuttosto rimpiangere d’aver smarrito la spontaneità che ce li faceva compiere. In seguito vediamo le cose con occhio più pratico, conformandoci pienamente al resto della società; ma l’adolescenza è l’unica stagione in cui ci sia stato dato d’apprendere qualcosa.
lunedì 19 agosto 2019
In faccia alle onde
La nonna sosteneva, per principio, che in viaggio non si devono coltivare relazioni, che non si va al mare per frequentare questo o quello, che c’è tutto l’agio di farlo a Parigi, che facendolo si sprecherebbe in cortesie, in banalità, il tempo prezioso che bisogna passare interamente all’aria aperta, in faccia alle onde; e trovando più comodo supporre che tale opinione fosse condivisa da tutti nello stesso albergo, la finzione d’un reciproco incognito, al nome citato dal direttore si limitò a guardare altrove e affettò di non aver visto Madame de Villeparisis, la quale, comprendendo che la nonna non voleva dar luogo a riconoscimenti, fissò a sua volta il vuoto. Allontanandosi, mi lasciò nel mio isolamento come un naufrago cui una nave si sia apparentemente avvicinata, mentre è poi sparita senza sostare.
domenica 18 agosto 2019
I molluschi più strani
E, di sera, non pranzavano in albergo, dove le lampade elettriche, inondando di luce la grande sala da pranzo, la trasformavano in una sorta d’immenso d’immenso e meraviglioso acquario che chiamava la popolazione operaia di Balbec, i pescatori e anche le famiglie piccoloborghesi, invisibili nell’ombra, a schiacciarsi contro la sua parete di vetro per contemplare, lentamente ondeggiante in turbini d’oro, la vita lussuosa di quella gente, per i poveri non meno straordinaria di quella dei pesci e dei molluschi più strani (una grossa questione sociale: sapere se la parete di vetro proteggerà sempre il festino degli animali meravigliosi, se l’oscura folla che scruta avidamente nella notte non verrà a coglierli nel loro acquario e a mangiarseli).
Alla Ricerca del tempo perduto, M.P. 🇫🇷❤
Romanzo pubblicato nel 1918.
Non lontanissimo, in Russia, qualcuno aveva rotto il cristallo dell'acquario.
giovedì 15 agosto 2019
La parte migliore della nostra memoria
I ricordi d’amore non fanno eccezione alle leggi generali della memoria, rette a loro volta dalle leggi più generali dell’abitudine. Siccome questa affievolisce tutto, quel che meglio ci rammenta una persona è proprio ciò che avevamo dimenticato. Ecco perchè la parte migliore della nostra memoria è fuori di noi, nel soffio di un vento di pioggia, nell’odor di rinchiuso d’una camera o nell’odore d’una prima fiammata, dovunque ritroviamo di noi stessi quel che la nostra intelligenza, non sapendo come impiegarlo, aveva disprezzato: l’ultima riserva del passato, la migliore, quella che, quando tutte le nostre lagrime sembrano esaurite, sa farci piangere ancora. Fuori di noi? In noi, per meglio dire, ma sottratta ai nostri stessi sguardi, in un’oblio più o meno prolungato. Solo grazie a quest’oblio possiamo di tanto in tanto ritrovare l’essere che fummo, situarci di fronte alle cose, così com’era situato quell’essere, soffrire di nuovo, perché non siamo più noi, ma lui, e perché egli amava ciò che a noi adesso è indifferente. Nella piena luce della memoria abituale le immagini del passato impallidiscono a poco a poco, si cancellano, non ne rimane più nulla, non le ritroveremo più.»
Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust, Einaudi
libro All'ombra delle fanciulle in fiore.
domenica 11 agosto 2019
Le malattie delle persone intelligenti
«Vi curano bene? mi chiese Bergotte. Chi si occupa della vostra salute?» Gli dissi che m’aveva visto, e probabilmente m’avrebbe rivisto, il professor Cottard.
Cottard. «Ma non è quello che ci vuole per voi! protestò. Non lo conosco come medico, ma l’ho visto da Madame Swann. È un imbecille. Anche ammettendo che questo non gli impedisca di essere un buon medico, cosa che pure stento a credere, gli impedisce di essere un buon medico per artisti, per persone intelligenti. Persone come voi hanno bisogno di medici giusti, direi quasi di regimi, di medicine particolari. Cottard vi annoierà, e basterà la noia a rendere inefficaci le sue cure. E poi la cura non può essere la stessa per voi e per un individuo qualunque. Tre quarti delle malattie delle persone intelligenti vengono dalla loro intelligenza.
Scintille: un illustratric* al giorno per un anno
Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...
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Questa mattina la bibliotecaria mi ha consegnato il libro con disgusto. Chissà perché. Forse non le è piaciuto il nome: Ljudmila Ulickaja...
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Nel tempo della semina impara, in quello del raccolto insegna, d'inverno godi. Guida il tuo carro ed il tuo aratro sopra le ossa dei mor...