venerdì 23 novembre 2018

Educazione siberiana

Studiare tantissimo "perché l’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000 e per questo è il padrone". Religiosi sì ma con tutte le battaglie della Sinistra, quelle importanti. E poi correre, nuotare, giocare a tennis ma soprattutto sciare.
Insomma Sparta.

Mio papà era felice solo a 2000 metri e lui che aveva imparato a sciare da solo e con rabbia, pensava che anche io fossi felice in alta quota.
Ricordo come un incubo il freddo delle 5 di mattina in attesa del torpedone dello sci club Maggiolino di Opera destinazione: Cervinia. Tutte le domeniche da sant’Ambrogio a metà marzo. Ripeto: tutte le domeniche.

Sulla spalla sinistra gli sci Rossignol, nella mano destra la borsa con gli scarponi e sulle spalle lo zaino con la cioccolata, il Tea caldo e i panini. Odore del gas di scarico dei pullman. E via a cantare: Autista dal cuore gentil l’autogrill, l’autogrill!

A fine degli anni ’70 si sciava in jeans e galosce della invicta a righe blu e occhiali a specchio della Salice. Non esistevano i tessuti tecnici quindi se cadevi spesso, e io cadevo spesso, voleva dire morire.

Mio padre e mio zio Elvio, sciatori bravissimi e instancabili, avevano una fiaschetta d’argento con dentro dell’alcool, normalmente proibitissimo a noi bambini, ma che serviva lì per darci coraggio. Ce ne voleva a buttarsi giù dal Plateau Rosà  a 2000 metri il 7 dicembre a – 15. C’era pure la nebbia. E via e su e giù e su e giù. Con una specie di pasta bianca sulle labbra come la biacca del teatro kabuki, rossetto Piz Buin.

Appena ho avuto l’età della ragione ho avuto il coraggio di dire a mio padre che sciare mi faceva schifo, che faceva freddo, che cadevo, che bisognava litigare con chi non rispettava la fila. E io volevo solo leggere.

Qualche settimana fa alcuni amici torinesi ci hanno invitato a cena e ci hanno offerto il caffè e delle zollette di zucchero dentro un vasetto di vetro in un liquido verdastro. E ignorando le regole principali della chimica guardavo le zollette e non mi capacitavo del fatto che lo zucchero non si sciogliesse e poi che strana quella pinzetta d’argento con piccole zampe di gallina che servivano per prendere le zollette. 

Chiacchierando e un po’ sovrapensiero ho messo sopra la lingua una zolletta di zucchero imbevuta di  liquore e in un attimo ho rivisto tutto: l’operaio che conosce 100 parole, i Rossignol, le galosce, gli occhiali a specchio, i -15 e la giacca da sci blu di mio papà a cui aveva attaccato una specie di stella di metallo della Nordica per chiudere bene i ganci  degli scarponi.

Ecco la mia educazione ha il sapore di un liquore alle erbe di montagna.
È stata un’educazione siberiana che ha il sapore di Genepy.

sabato 17 novembre 2018

sabato 10 novembre 2018

È stata una febbre bellissima

Chiudere in bellezza un anno di letture bellissimo con Gogol.

Leggere i russi» è un’esperienza che molti fanno nell’adolescenza, più o meno al tempo delle sigarette e dei primi, sani desideri di scappare di casa e andare a fare il mozzo. Di questi desideri i «russi» sono i più tenaci, e se poche sono le possibilità che ci si dedichi a correre lungo i moli in cerca di un brigantino, assai minori sono quelle di liberarsi di un Dostoevskij una volta che vi è entrato nel sangue. Ma non è solo lui; non esistono disintossicanti per Gogol, ed è molto più facile dimenticare il numero del telefono del primo amore, che la prima lettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o della Steppa di Cechov. Così accade che, periodicamente, nella vita, veniamo accolti da un attacco di «leggere i russi».
Manganelli.

giovedì 8 novembre 2018

Nabokov e Cristiano Ronaldo

Ieri sera al corso di letteratura russa abbiamo discusso a lungo del libro di Nabokov su Gogol, che dovevamo leggere. Abbiamo parlato tanto della  cattiveria di Nabokov che in poche parole stava sulle palle a tutti. Dico a quelli del corso: 20 persone!
E io ho ascoltato tanto senza riuscire a dire quello che mi si è chiarito adesso, alle 6 del mattino,  dopo aver visto il goal di Ronaldo.
Che io chiamo sempre Cristiano Ronaldo perché per me Ronaldo sarà sempre Ronaldo quello che ha giocato nell'Inter e poi è diventato grassissimo.

Insomma a me CR7, la Juve, Moggi, gli arbitri, gli juventini, i gobbi maledetti (si scherza eh state boni) non mi piacciono sono interista e il tifo è generato forse più da un odio contro che da un amore per. Gli interisti odiano gli juventini più dei milanisti.
Comunque quando stamattina ho visto il goal di Ronaldo ho pensato che non mi interessa di MoggilaJuvegliarbitriigobbimaledetti ma che è stato così bello ma così bello quel goal che sono grata alla Juve che lo ha comperato.

Ecco Nabokov è così. Gli sono così grata per questo libro perché è così bravo ma così bravo che non mi interessa MoggilaJuvegliarbitriigobbimaledetti.
#ilmioannorusso #recensionialternative

giovedì 1 novembre 2018

Ispettore di ghiaie

Aveva un impiego gogoliano esperto e ispettore di ghiaie. Ne era felice: stipendio modesto, poco lavoro e nessuna prospettiva, in compenso capi accomodanti e paciosi che ai limitavano a soddisfare la norma minima di produzione.
Serena Vitale A Mosca, a Mosca

domenica 28 ottobre 2018

Ma in realtà i loro occhi

Parlavano dell’ingiustizia del potere, delle sofferenze degli infelici, della povertà del popolo, ma in realtà i loro occhi, che si guardavano, protetti dalla conversazione, chiedevano senza posa: «Puoi amarmi?» e rispondevano: «Posso», e il richiamo sessuale, prendendo le forme più inaspettate e rosee, li attirava l’uno verso l’altra.
Resurrezione, Tolstoj

sabato 13 ottobre 2018

Come semi di papavero

"L'artista deve mangiare marmo e gesso, che qui abbondano, inebriarsi delle stelle della notte, che qui risplendono di uno splendore rato, riempirsi gli occhi di monaci e abati, che cospargono le vie come i semi di papavero".
N. Gogol'
Lettera a A. Danilevskij, 15 aprile 1837

Scintille: un illustratric* al giorno per un anno

Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...