domenica 22 ottobre 2017

La cento ottanta

Quando ero una ragazzina mi ricordo benissimo che mio padre parlava tanto di questo Basaglia. E della 180. La 180. La 180 ripeteva.
Era il 1978 e grazie alla cosiddetta legge Basaglia sono stati chiusi i manicomi e regolati i TSO. E se non sapete cosa sono i TSO meglio per voi, vuol dire che non ve ne siete mai dovuti occupare. E direi che mi fermo qui.
E dell'Espresso, che girava sempre in casa insieme all'Avanti e a Il Corriere della Sera,  mi ricordo due copertine: una con un piatto di spaghetti e con sopra una pistola e poi una con un titolo tipo Solo i poveri sono matti.

E le stesse sensazioni che ho provato leggendo quell'articolo sui "matti" allora le ho riprovate leggendo il libro di Simona Vinci. La prima verità è un bellissimo libro che parla di manicomio.
Nei momenti duri giro intorno ai libri difficili.
Teresa non ti dimenticherò mai piu.

giovedì 12 ottobre 2017

L'animale che è in noi

Se riesci a insinuarti nella mente di un’altra specie, riesci anche a insinuarti nella sua pelle, e alla fine vedrai le piume spuntarti dalle braccia e gli artigli crescere dalle dita.


Non sempre posso stare nella natura selvaggia. A volte devo stare in luoghi che puzzano di paura, gas di scarico e ambizione

sabato 9 settembre 2017

Quel giorno sulla luna

Mentre Saturno V viene ricomposto per una mostra sotto il mio ufficio leggo questo libro.

Mi accompagna la bibliotecaria negli scaffali Scienza, l'unica parte della biblioteca che non conosco bene.
E mentre lo cerchiamo mi chiede di cosa parla il libro, glielo spiego.
È un reportage scritto da Oriana Fallaci nel 1969 a Houston e racconta del lancio di Saturno V.
E dato che tendo a giustificarmi sempre dico: È un libro del 1970. E sottolineo involontariamente  SETTANTA. Cioè molto prima che...

La bibliotecaria, la mia preferita, impassibile dice "Il fatto è che non bisognerebbe rilasciare dichiarazioni pubbliche dopo i 70 anni. E dovremmo scrivere un biglietto per ricordarcene". Top.
I miei sabati in biblioteca.

martedì 8 agosto 2017

Vite che non sono la mia

Di conversazioni private non ne avevano quasi. I loro scambi ruotavano intorno al lavoro. Si può amare lavorare con qualcuno come si ama fare l'amore con qualcuno ed Ėtienne, sopravvissuto a Juliette, sa che avrà sempre nostalgia della loro intesa.

Siamo stati dei grandi giudici.
Vite che non sono la mia, E. Carrère

La vita a volte è amara e Carrère lo sa e lo scrive benissimo. Che bel libro.

martedì 18 luglio 2017

Un'educazione milanese

Insieme al sogno di una società giusta,  mio padre amava la rotondità professionale del lavoro, il progetto condotto a termine, il millimetro che decide l'efficacia di un utensile - forse erano due modalità di considerare la bontà del vivere: giustizia e giustezza.
Alberto Rollo

mercoledì 12 luglio 2017

Biblioteca di Alessandria


C'è stato un periodo della mia vita in cui i libri erano solo il loro contenuto.
E la forma non contava.
Avevano la forma "un po' così" delle edizioni Euroclub.
Era una trappola mortale.
Arrivavano a casa due libri in regalo.
Tu non li restituivi e ti trovavi impelagato per sempre in questa vendita per corrispondenza.
C'era un catalogo.
Non so se esista ancora.
Ma forse quel tipo di distribuzione lì ha avuto il merito di far arrivare i libri, prima di Amazon, in casa di quelle persone che non entrano nelle librerie.
I libri Euroclub sono stati la mia prima biblioteca di Alessandria. 
Mia. 
Personale.

Brutti, forse, nella forma ma erano libri.
E molti buonissimi.
Uno di questi è Rimini di Pier Vittorio Tondelli. Rivelazione primaria di cosa possono fare le parole.


In biblioteca, sabato, sulla mia mensola dei libri presi a caso ho trovato questo libro della Pivano.
Subito ho riconosciuto la grafica. In fondo uno stile. I libri euroclub.


E mi è venuto il magone e una profonda tenerezza per quella biblioteca che è rimasta a casa di mia mamma.
E ogni tanto penso che mia mamma quando non ci sarà più sarà atroce, sì.
E sara atroce occuparsi di quella casa.
E della mia prima biblioteca di Alessandria.

lunedì 10 luglio 2017

Alfonsina Strada

Sotto il mio ufficio, in via Ventura a Milano,  vedo spesso una macchina grigio metallizzata, lunga e sul tetto ha quelle specie di V di metallo per trasportare le biciclette.
Sulle fiancate  la scritta ALFONSINA. Un giorno ho fatto anche una foto e l'ho inviata a una cara amica Martina Faccin, che è stata una promessa del ciclismo. Avevo messo anche delle faccine 😍😃😃 tipo "che buffo nome" per un team di ciclisti. E poi saluti e baci corriamo ancora insieme. Ciao.

Pensavo a uno sponsor: che so tagliatelle Alfonsina.
Dopo anni per caso, cercando un libro sul MLOL,  la piattaforma di prestito digitale delle biblioteche, mi imbatto nella storia di Alfonsina Morini Strada di cui ho scritto ieri.
Quindi Alfonsina non era una marca di pasta. 
Ha corso in tutta Europa. Anche in Russia!
Nel 1924 ha partecipato al Giro d'Italia. Ripeto 1924.

Si è sposata, perché usava così, e incredibilmente il marito l'ha sostenuta. Alfonsina ha continuato a pedalare tutta la vita. A Milano in via Varesine ha aperto un negozio di bici con il marito.
Finito con la bici, si è comprata una Guzzi strepitosa. Poi una caduta stupida sulla Guzzi, quelle cose un po' beffarde che a volte capitano alle persone che vivono una vita pericolosissima, l'ha portata via.

A volte le storie fanno il loro giro come il vento ma se sono belle ritornano prima o poi. #alfonsinativogliobene

Scintille: un illustratric* al giorno per un anno

Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...