venerdì 14 febbraio 2025

Scintille: un illustratric* al giorno per un anno

Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illustratrice al giorno per un anno.

Unica regola: partire dalle immagini che trovo on line che mi piacciono.

Scoprire chi c'è dietro. In fondo si sa sempre così poco di chi disegna. 

Ho deciso di rispolverare questo blog dopo anni.

Vecchio caro blog.


sabato 20 aprile 2024

Biot

Nella guerra dei bottoni le bande rivali (di bambini) si prendono a sassate e i vincitori come simbolo, le guerre sono fatte anche di simboli, rubano i bottoni ai "vinti".
Al grande capo allora viene l'idea geniale: combattere senza vestiti! Il traduttore dice biotti. Me lo diceva sempre mia nonna: biot. Che colpo al cuore ❤️ e via a un'ondata di ricordi, bagni, borotalco, maglie di lane nelle mutande a fare una specie di ventaglietti sui fianchi.
Ma si accorgono che così non hanno tasche! Dove mettiamo i sassi? 
Inoltre nel bosco senza vestiti hanno freddo "barbellano dal freddo" e sono tutti graffiati dagli spini, dai rami degli alberi. 
Barbellare dal freddo significa tremare è una espressione lombarda dovrebbe derivare da barbel che è il mento. La usava sempre Dario Fo.

Forse ho realizzato solo adesso, scrivendo questo post, che un altro elemento di fascino di questo libro è la traduzione che usa spesso delle parole lombarde che mi tira fuori dalla memoria una sorgente di ricordi. Una sorgente di gioia. 
Il traduttore è Gianni Pilone Colombo.

Mani paonazze, pastelli a cera.

domenica 7 aprile 2024

Dolores Prato a Milano

Due amici e colleghi di San Ginesio avevano favorito nel 1925 l’incontro di Dolores con l’avvocato milanese Domenico Capocaccia, che si stava avvicinando al comunismo dopo aver avuto in precedenza qualche contatto con Piero Gobetti. Iscrittosi al Partito comunista italiano (PCI) nel 1943, dopo la guerra Capocaccia fu commissario al Corriere della sera nella fase di ricostruzione coincidente con la direzione di Mario Borsa. Respinse l’ipotesi di dolo nel comportamento dei Crespi al momento della cacciata di Luigi Albertini, di fatto confermandoli nei loro diritti di proprietà (la vicenda è raccontata da Prato in una lettera a Lina Brusa Arese del 2 gennaio 1978: Archivio Ferri-Ferrari). Fu poi vicepresidente nazionale dell’Ansa e vicedirettore della sede milanese. La relazione con Capocaccia, da lei chiamato Doni, fu determinante nella decisione di Dolores Prato di trasferirsi a Milano tra il 1927 e il 1928, per insegnare nell’Accademia libera di cultura e arte diretta dal pedagogista Vincenzo Cento e dalla moglie Anita. L’esperienza fu negativa per divergenze didattiche: finirono addirittura per licenziarla. All’insegnamento tornò poi brevemente dopo la guerra, quando Capocaccia si adoperò per il reintegro e la pensione.

Fonte Treccani

Dolores Prato

Dal 1927 al 1928 vive a Milano frequentando un avvocato iscritto al Partito Comunista, Domenico Capocaccia.
Fonte Wikipedia

sabato 6 aprile 2024

Scottature



RECENSIONE DI SIMONETTA SCIANDIVASCI

Dolores Prato: la romanziera dell’abbandono
Ripudiata dai genitori, accolta da uno zio prete e allevata dalle suore. Esordì novantenne con “Giù la piazza non c’è nessuno” Scriveva agli editori: guardate che sono 
Le cose di cui Dolores Prato è sempre stata certa erano poche, forti e molto complicate. Era certa di saper scrivere, di essere una scrittrice, di quanta fatica e grazia servissero per far coincidere le due cose. Più di tutto, però, era certa, avendone avuto le prove per tutta la vita, di essere destinata all’abbandono. Sta in questa consapevolezza la ragione profonda per la quale mandava lettere tanto accorate e buffe, vispe, tragicomiche, a editori, giornalisti, direttori, scrittori, organizzatori di premi, e chiunque potesse darle una mano a pubblicare, scrivere, essere vista e letta, che per lei significava essere accettata. La prego, mi veda. La prego, mi legga. La prego, si ricordi di me. «Sono quell’essere ridicolo che vinse l’ultimo premio Stradanova. Ridicoli, chi più chi meno, agli occhi degli altri lo siamo tutti, ma in quell’epoca, sconvolta da un dolore pazzesco, io lo ero in maniera totale», scrive ad Aldo Palazzeschi nel 1972, quando gli manda Scottature, il suo secondo libro, il più breve (meno di 100 pagine), l’unico non incompiuto, in cui racconta l’inizio dell’età adulta, il momento in cui, dal convento in cui è stata allevata, comincia ad affacciarsi fuori: scopre il mare e l’amicizia, riceve una proposta di matrimonio (per interposta persona) e la rifiuta (sebbene le consentirebbe di andare a vivere in America), scopre che sua madre è morta, scopre di avere una sorella, la cerca, la trova e poco dopo averla conosciuta, smette di chiamarla sorella: per lei diventa “la figlia di mia madre”. Le scottature sono i segni che lascia l’incontro con il mondo fuori dal convento: è un nome deciso dalle suore per incentivare le ragazze a restare dentro, dove non ci si brucia, e la vita non è pericolo ma mistero. Prato pubblica questo libro a 75 anni. E, incontinente com’è, fluviale nel manifestarsi e proporsi, lo manda a Palazzeschi insieme a una rosa di peltro e a quella lettera. Quodlibet, che da anni ripubblica i libri di Prato, e anche i suoi frammenti (un’infinità: lei scriveva ovunque, sempre), ha inserito quella lettera, insieme a diverse altre, nell’ultima edizione di Scottature, in libreria dal 7 febbraio. E in quelle lettere c’è, di Prato, il dramma centrale della sua vita: proporsi, presentarsi, spiegare quello che sapeva fare, dirlo con allerta affinché non venisse sottovalutato (e non verrà mai sottovalutato, ma accadrà qualcosa di peggiore: la letteratura di Prato verrà riconosciuta e, però, sempre tralasciata), affinché venisse visto. «Io sento i luoghi più della persona umana», scrive in una lettera di presentazione per un annuario, nel 1960. Ed è vero: Dolores Prato ha scritto tutta la vita di strade, città, scale, borghi, case, arredi, perché delle persone le importavano le impronte, i solchi, l’esterno e non l’interno, quello che si vede e non si guarda, quello che s’avverte e non s’indaga. Perché le persone la abbandonavano. 

venerdì 29 marzo 2024

Cani selvaggi

L’amore è come quei cani selvaggi. Se ti salta addosso, non molla la presa. E quello che non puoi mai sapere all’inizio è con quale intensità e quanto a lungo amerai; in quali modi un amore finito ti darà la caccia, un salto dopo l’altro come fuoco misterioso che ti scorre nelle vene.
Helen Humphreys, Cani selvaggi

lunedì 22 gennaio 2024

scialbo o trascurato

Per tutta la vita Capote non sarà mai scialbo o trascurato nello scrivere agli amici, né lo diverrà quando si rivolgerà molto più privatamente al padre, alla madre o ai parenti, dimostrazione certa di una fede nel testo scritto che non concede deroghe ad atteggiamenti che non siano come di sacralità verso di esso. 
Gianni Bonina, Doppiozero

mercoledì 13 dicembre 2023

orologio

È l’unico scrittore che io conosca il cui orologio è sincronizzato sugli innumerevoli orologi dei suoi lettori.
Nabokov Lezioni di letteratura russa

venerdì 22 settembre 2023

Orgoglio

 "Il mio è un tipo di orgoglio diverso.

È l'orgoglio di un uomo che non ha nient'altro".
Richard Chandler, Il lungo addio, traduzione di Gianni Pannofino, Adelphi

domenica 11 giugno 2023

Calvino disegnatore

La prima ambizione artistica di Calvino è quella del disegnatore umoristico.
Sono quattro le vignette di Calvino pubblicate sul Bertoldo nella rubrica "Il cestino" curata da Guareschi.

Fonte Album Calvino p.47

venerdì 9 giugno 2023

ti leghi per la vita

tu che ti leghi per la vita e per la morte, quasi t’identifichi con le cose che fai. Ma vedi, tu appunto hai questo dono di ricondurre ad unità gli elementi più disparati […]. Tu senti che il mondo è fatto a pezzi, che le cose da tener presente sono moltissime e incommensurabili tra loro, però con la tua lucida e affezionata ostinazione riesci a far tornare sempre i conti».
(Lettera di Italo Calvino a Elsa Morante, 2 marzo 1950).

domenica 4 giugno 2023

art

I learned so much about art from watching a kid draw. I taught at the grade-school level. Kids don’t call it art when they’re throwing things around, drawing—they’re just doing stuff.
—John Baldessari

Fresh air

My father was a very disciplined and punctual man; it was a prerequisite for his creativity. There was a time for everything: for work, for talk, for solitude, for rest. No matter what time you get out of bed, go for a walk and then work, he’d say, because the demons hate it when you get out of bed, demons hate fresh air. So when I make up excuses not to work, I hear his voice in my head: Get up, get out, go to your work.

Linn Ullmann, in an interview with Vogue, on her father Ingmar Bergman

mercoledì 31 maggio 2023

Rovine

La mia idea di campagna vera è lontana da qui, eppure è qui che cerco di farla resistere, in questa striscia recintata e in pendenza, dove coltivare ilreincanto partendo dallo stupore per le cose piccolissime che vivono nel terreno. Fra queste rovine approssimative, e i tentativi falliti e quelli abbandonati troppo presto; i morti e le crepe che hanno lasciato; l’inadeguatezza di fronte a ogni singola aspettativa umana (e sono infinite, sono ovunque, ci sono sempre); il tempo sprecato e quello perso e tutti i rimpianti che ci stanno nel mezzo; tutte le reazioni sbagliate, scomposte, assurde, così furiosamente fuori posto, e pure tutte quelle troppo accondiscendenti e pavide: una montagna enorme di scarti da gettare in pasto a funghi, batteri e insetti che sapranno elaborarla meglio di me, che di tutta questa perturbazione non so cosa fare se non sperare che sprofondi di strato in strato diventando materia nuovamente viva.

Barbara Bernardini 
Dall'orto al mondo
Nottetempo 

I funghi mangiano le rocce

I funghi mangiano le rocce, generano il terreno, digeriscono le sostanze inquinanti, possono fornire nutrimento alle piante così come ucciderle, sopravvivono nello spazio, inducono allucinazioni, producono cibo e medicine, manipolano il comportamento animale e influenzano la composizione dell’atmosfera terrestre.
(...)
Oggi più del novanta per cento delle piante dipende da specie di funghi micorrizici – dal greco mykes, fungo, e rhiza, radice – in grado di connettere tra loro gli alberi in reti comuni a cui talvolta ci si riferisce con l’espressione wood wide web, la «rete degli alberi».

Merlin Sheldrake, La vita segreta dei funghi, Feltrinelli

martedì 16 maggio 2023

Zimarrone rosso

 “Ora dovrò riprendere il ‘duro’ lavoro, che è per me duro in altro senso; cioè nel senso che mi scoccia maledettamente, isso. Vorrei ‘stare’ (latinamente) su un poltronone, vestito di uno zimarrone rosso, con pantofole ai piedi e questi, adagiati pian pianissimo su cuscini di damasco gonfio di mollicelle piumicine di cigno. Sorbendo squisiti aromi mokerecci e assaporando lontane musiche. Invece, inghiotti rospi!”. 

Lettera di Gadda a Contini


Fonte: https://www.pulplibri.it/gadda-piccioni-la-via-ordinaria-alla-vita-letteraria/

mercoledì 26 aprile 2023

Buzzati pittore

La mia attività di scrittore e la mia attività di pittore rientrano nel medesimo genere di operazioni mentali. Tanto è vero che i “competenti” giudicano i miei quadri letteratura e non vera pittura. Il che in fondo non mi dispiace.»
Dino Buzzati, 1966

La pittura per Buzzati

«Il mio cruccio è la pittura. Perché io mi sento dotato, soprattutto dal punto di vista disegnativo: se mi mettessi a lavorare un po’... A volte temo addirittura di aver sbagliato strada, che avrei dovuto fare il pittore. E invece nessuno mi crede.»
Dino Buzzati, 1965

domenica 12 marzo 2023

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lunedì 6 febbraio 2023

Sgobbonia

Sgobbonia (Busytown) è la città immaginaria creata da Richard Scarry che, sgobbone a sua volta — aveva un orario di lavoro rigidissimo, dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio. 

Non voleva essere disturbato mentre lavorava nel suo studio, fatto solo di un tavolo, una sedia e una lampada.

Scintille: un illustratric* al giorno per un anno

Il primo Gennaio di quest'anno mi è venuta voglia di creare un manuale per me di illustratori che mi piacciono. Un illustratore o illust...